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Alfred Hitchcock: l’uomo che visse due volte

pubblicato da Gabriele Gallo Stampino

Il 29 aprile 1980 se ne andava, spezzato da un blocco renale, uno dei più grandi artisti della storia del cinema, il maestro della suspense, Alfred Hitchcock. Solo un anno prima, nel ricevere il Premio alla carriera da parte dell’American Film Institute, aveva commentato coi suoi amici che doveva essere arrivata la sua ora. D’altronde lo humour macabro del regista, specie quando applicato alla morte, era cosa nota. Nel 1974, in una riflessione su cosa facesse di Hitchcock un autore unico, François Truffaut – che qualche anno prima aveva pubblicato il libro-intervista “Il cinema secondo Hitchcock” – dichiarava: “Era impossibile non rendersi conto, guardando i suoi film, che le scene d’amore erano girate come se fossero delle scene di omicidio e viceversa. Finché non mi è stato chiaro che nel cinema di Hitchcock fare l’amore e morire sono la stessa identica cosa”.
Sempre Truffaut – che per il maestro nutriva una venerazione al punto da mettere in atto, insieme a Claude Chabrol e ad altri illustri colleghi della rivista Cahiers du Cinéma, una vera e propria crociata con la quale raggiunse l’obiettivo di far riconsiderare e apprezzare l’opera hitchcockiana – disse che il regista amava essere frainteso perché aveva basato tutta la sua vita sui fraintendimenti; altra componente che si rifletteva nel suo cinema. Non era raro, ad esempio, che giocasse la carta dell’uomo sbagliato. Le trame di film come Sabotatori, Io confesso, Il ladro e Intrigo internazionale ruotano intorno al tema del fraintendimento inteso come scambio di identità. È possibile che fosse una paura risalente a quando, da bambino, il padre lo aveva fatto incarcerare dalla polizia per una decina di minuti, considerato che lo stesso regista una volta disse che l’unica maniera per sbarazzarsi delle sue fobie era di trasferirle sul grande schermo. Una volta catturate su pellicola, c’è da scommetterci che nel buio della sala Hitchcock si divertiva a vedere gli attori alle prese con le sue stesse ossessioni.

[CONTINUA...]

(fonte: www.mymovies.it, articolo di: Tirza Bonifazi Tognazzi)

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